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Ville

Categoria Leuca

Come mai tante ville a Leuca?

Ciò che la cultura e la mano sapiente dell'uomo hanno edificato, ingentilito a loro misura nel corso dei secoli, si fonde al clima favorevole, al mare limpido, al sole immancabile, alle coste rocciose alle grotte ed alle altre bellezze profuse con generosità dalla natura a questa terra di Leuca.

Il fascino di questo gioiello incastonato nella roccia ed abbracciato dal mare è anche legato alle sue ville, tutte uniche per lo stile e la particolarità, e tutte intrise di storia. La prima villa con giardino è del Barone Romasi. Nel 1868 le ville, ubicate nella marina, erano dieci, ma un anno dopo erano già quindici. Nel 1876 se ne contano venti e appena 5 anni dopo, sono registrate nel brullo territorio di Leuca, fatto di dura roccia a dislivelli, quarantatre ville. Insomma una gara frenetica tra nobili famiglie che si contendevano i terreni esposti al sole sullo sfondo del promontorio japigeo.

Ma come mai tante ville a Leuca? "Qui, in Leuca la limpidezza del cielo, l'aria pura e saluberrima, la successione dei fenomeni atmosferici e metereologici, i venti che scuotono e sollevano il profumo delle piante aromatiche, rendono la dimora quanto utile altrettanto lieta e piacevole". Così scrive Giacomo Arditi nel volume "La Leuca Salentina" del 1875.

Le prime 16 ville sono tutte in stile toscano, con intarsi a merletto, ma che non presentavano particolari decorazioni anche perché gli architetti erano soprattutto dei maestri che lavoravano su modulo, come mastro Vincenzo Torsello, mastro Eliseo Stasi, mastro Michele Rizzo. È dal 1874 (da quando furono progettate da ingegneri) che le ville cambiano volto e ne ritroviamo gli stili più disparati: lo stile jonico, quello gotico, francese, toscano, pompeiano, risorgimentale, moresco, arabo, seicentista, cinese.
I principali architetti sono G. Ruggeri, Carlo L. Arditi e Achille Rossi. Una villa di rispetto doveva avere la chiesetta di famiglia, il pozzo, un ampio giardino con pini centenari e palme, nel verde della macchia mediterranea e della verdura di stagione coltivata dai "coloni" per i lauti banchetti che si consumavano ogni giorno.
La vita, in queste ville, d'estate era molto monotona; infatti, ai primi bagliori del sole, le eleganti e belle signore si recavano a fare il bagno nelle "bagnarole" che nascondevano da occhi indiscreti le pochezze dei costumi. Gli uomini invece si dedicavano alla pesca.
Nel tardo pomeriggio la solita passeggiata sulla strada costiera costruita nel 1877; le signore con l'ombrellino bianco e guanti, i cavalieri con il panciotto e il cilindro. I figli, invece, alla ricerca di nuovi amori, che sfociavano quasi sempre nel matrimonio. La serata si concludeva sulla pista da ballo del Club Minerva.
Poi apparvero le prime carrozze, tutte nere con i sedili di velluto, ed ogni villa aveva la sua stalla per i cavalli e il box per la carrozza. Con l'avvento del '900, abbiamo le prime "carrozzabili", ed allora a suon di clacson, si sfrecciava tra le strade in terra battuta di Leuca. I colori sociali delle ville erano due: giallo frumento e color aragosta.
Nel gennaio del 1944, le ville vennero occupate dai profughi. In pochi giorni ne giunsero quasi 4000, che danneggiarono gli affreschi e gli arredi. Solo tre anni dopo tornarono ai legittimi proprietari. Per molto tempo, le ville sono rimaste in abbandono e nell'incuria generale. Ma negli ultimi anni molte sono state ristrutturate e sono ritornate al loro antico splendore, proprio come un secolo fa, quando Leuca era la "Portici del Capo".

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