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Arte sacra e scultura in legno a Castrignano del Capo con il libro di Faita sui Verzella

Giovedì 28 aprile, alle ore 18.30, presso l'aula consiliare del Comune di Castrignano del Capo, sarà presentato il volume di Antonio Faita "Gli scultori Verzella tra Puglia e Campania. Committenza e devozione" (Congedo). Dopo i saluti di Anna Maria Rosafio (Sindaco di Castrignano del Capo) e Mario Carparelli (Presidio del Libro del Capo di Leuca), dialogherà con l'autore Luigina Paradiso (Biblioteca Comunale di Gagliano del Capo).

Dettagli della notizia

Evento realizzato in collaborazione con il Presidio del Libro del Capo di Leuca.

IL VOLUME

Le ricerche sulla scultura napoletana in legno pur avendo negli ultimi anni conosciuto un notevole incremento non si sono, se non in rare occasioni, ‘spinte’ oltre il Settecento. Mentre ora, possiamo considerare come i Verzella abbiano portato avanti il magistero degli scultori settecenteschi e, fino alla metà dell’Ottocento, realizzato opere sia chiaramente influenzate dal gusto neoclassico, sia ancorate alla tradizione tardobarocca. In questo secondo caso, al momento, non è agevole distinguere quanto la loro attività si possa liquidare come un semplice fenomeno di ‘attardamento’ e quanto invece sia una specifica componente legata alle necessità della ‘devozione’ che richiedeva un’impronta necessariamente ‘realistica’ per muovere gli animi degli spiriti ‘semplici’ delle campagne dove i culti erano capillarmente diffusi, a volte sovrapponendosi. Questo lavoro dimostra che il territorio del Meridione offre ancora notevoli spunti di indagine e la ricomposizione del ‘clan’ familiare degli scultori Verzella attesta la necessità di allargare le nuove ricerche anche nel verso della ‘storia sociale’, una componente poco frequente negli studi meridionali. Questo libro offre un primo spiraglio aperto verso un periodo, poco frequentato non solo per la scultura ma anche nelle altre ‘arti’ nei territori regnicoli, considerato che al di là della mostra sulla Civiltà dell’Ottocento a Napoli tenutasi nell’ormai lontano 1997, gli aspetti della ricaduta ‘figurativa’ della restaurazione borbonica nell’immensa ‘periferia’ meridionale debbono ancora essere messe a fuoco.

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